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Della Quercia Jacopo: vita ed opere dello scultore del Rinascimento

Jacopo della Quercia, vero nome Jacopo di Angelo, è stato uno sculture del Rinascimento, precursore di Michelangelo Buonarroti. Nacque nel 1374 nei pressi di Siena, a Querciagrossa, zona che lo identifica.

Visse al tempo di altri grandi artisti come Ghiberti, Brunelleschi e Donatello. Jacopo della Quercia rappresenta una sorta di trait d’union tra l’arte tardo gotica di Nicola Pisano e una nuova visione della scultura antica.

La sua era una famiglia in cui l’arte non mancava: il padre era orafo e scultore e il fratello un pittore. Inizia a scolpire il legno e il bronzo ma presto capisce che il materiale che più ama è il bronzo. Si rivela capace e talentuoso tanto da diventare il solo artista senese del suo tempo ad essere considerato a livello nazionale.

Lavora per famiglie nobili senesi e fiorentine ed anche per lo Stato Pontificio. Partecipò nel 1401 al bando per realizzare le porte in bronzo del battistero di Firenze ma fu Lorenzo Ghiberti a vedersi assegnare il lavoro.

Nel 1406 lavora a Lucca alla tomba di Ilaria del Carretto, il suo capolavoro. Gli fu commissionata nel 1423 dal signore di Lucca Paolo Giunigi. Si trova nel Duomo ed oggi ne rimangono soltanto il sarcofago e l’effige. La scultura rappresenta la figura femminile stesa in un’arca decorata con puttini e festoni, con la testa appoggiata ad un cuscino. Ai suoi piedi c’è un cagnolino che esprime anche l’amore e la fedeltà del marito. E’ un monumento in cui si avvertono sia il gusto medievale e tardogotico sia i tratti più rinascimentali espressi nel volto molto naturalistico.

Sono anni di importanti lavori: a Ferrara nel 1408 crea la statua della Vergine con Bambino, oggi visibile nel museo dell’Opera del Duomo. L’anno dopo a Siena gli viene commissionata la realizzazione della Fonte Gaia nella piazza del Campo. Oggi è conservata nella loggia del Palazzo Pubblico mentre in piazza è stata posizionata una copia. Si tratta di una tra le più belle fontane italiane, il cui schema venne più volte cambiato, tra il 1414 e il 1419.

Nello stesso periodo Jacopo della Quercia lavora a Lucca, occupandosi dell’altare Trenta per la chiesa di San Frediano e della statua di un apostolo da apporre all’esterno della cattedrale. L’altare è un polittico con cinque scomparti la cui parte superiore ha forme gotiche. Vi sono scolpiti la Madonna con il Bambino e ai lati i Santi Orsola, Lorenzo, Riccardo e Girolamo. Più naturalistico lo stile della predella in cui sono raffigurati i Santi.  Contemporaneamente si dedica anche alle lastre tombali di Lorenzo Trenta e consorte.

Il 1413 è per lui e il suo assistente un anno difficile a causa delle accuse pesanti che gli vengono mosse: sodomia, stupro e furto. Deve lasciare Siena mentre l’amico resta in carcere per tre anni. Lo ritroviamo a Lucca nel 1416 e l’anno seguente a Siena, dove lavora ai bassorilievi in bronzo dorato del fonte battesimale di San Giovanni.

E’ del 1425 il suo ultimo lavoro, non terminato a causa della morte. Jacopo della Quercia si stava dedicando alla decorazione scultorea del portale grande di San Petronio a Bologna. Qui sono protagoniste dieci scene della Genesi e cinque scene della vita di Cristo precoce. Oltre alla creazione di Eva si vedono le statue della Vergine con Bambino, i rilievi dei profeti e i Santi Petronio e Ambrogio. Quest’opera ricorda molto i lavori di Masaccio. Per ottenere una maggiore profondità per gli spazi Jacopo della Quercia ha utilizzato la tecnica dello stiacciato e l’opera spicca per un evidente stile rinascimentale.

A Bologna si è occupato anche della realizzazione del Trittico con la Madonna e i Santi, conservato oggi al Museo Civico, e del Monumento Bentivoglio nella chiesa di San Giacomo.

A differenza di alti suoi colleghi poco apprezzati in vita e rivalutati dopo la morte, riceve numerosi riconoscimenti dalla città di Siena. Nel 1435 viene eletto architetto sopraintendente del Duomo e nominato Cavaliere. Al Duomo senese ha lavorato alla decorazione della Cappella Casini, rimasta però incompiuta.

Jacopo della Quercia e il suo stile moderno e innovativo per l’epoca non fu subito seguito da altri artisti ma influenzò poi i lavori di un grande Michelangelo Buonarroti. L’artista senese morì nella sua città nel 1438 e i suoi resti vennero tumulati nella chiesa di San Agostino.


Foto copertina di Collegamento.